Potato salad – “I compari” e la preghiera di Clint prima di mangiare

Torno sul blog dopo un tot di tempo, le scene ce le ho, la ricetta anche, ma senza foto.
Fino a ieri era estate e campavo a potato salad, nel senso che me la sono fatta spesso. Solo pochi anni fa una mia amica mi narrava di un ragazzo che per un certo periodo per saltarci fuori coi soldi mangiava pane e cipolle, e io “Ma come fa tutti i giorni? Ma crude?” e lei mi aveva spiegato che era un modo di dire. Non lo avevo mai sentito e mi sembrava verosimile.
Questa insalata di patate l’ho mangiata sempre fatta in casa perchè, nonostante abbiano aperto vari locali di cucina americana (il piatto è di origine tedesca ma negli states si trova dappertutto e in questa versione è tipico), non l’ho mai vista nei loro menu (parlo della mia zona, probabile che a Milano o Roma sia reperibile ovunque).

La ricetta: bollire 6 patate grandi per 30 minuti almeno, farle raffreddare e togliere la pelle. Tagliare a pezzi le patate, 2 coste di sedano, 2 uova sode, qualche cetriolino sottaceto, 2 cipollotti.
Unire tutto e aggiungere una tazzina di erba cipollina tritata e una di prezzemolo tritato, 2 cucchiaini di senape (io uso sempre quella maille- dijon originale), 2 cucchiaini di aceto di mele, sale, pepe, e poi cominciare ad aggiungere delle cucchiaiate di maionese e yogurt greco (rapporto 2:1) finchè non si arriva alla cremosità che si vuole.

Da I COMPARI di Robert Altman, la scena della cena dove Julie Christie ordina 4 uova fritte, lo spezzatino e un the molto forte, mentre Warren Beatty chiede un doppio whiskey con un uovo crudo.
Lei spazzola tutto in un modo da restare incantati per l’esecuzione, i movimenti della bocca e del braccio, le dita pulite sul tovagliolo, in un tempo da apnea ma con una grande grazia.
Poi arriva lui che aspetta il compimento dell’opera, e finalmente rompe e fa cadere l’uovo crudo nel suo whiskey doppio.
Dopo c’è un ritratto altrettanto pieno di grazia di Beatty in solitudine, ubriaco, rifugge dall’idea dell’obbligo di dover fare il bagno, di obbedire a lei, prova a chiudere l’orologio, fa due rutti, una pausa e ne caccia un altro magnifico, prende la bottiglia senza farla cadere, e sì, c’è poesia in tutto questo (come dirà lui stesso più avanti nel film), la chitarra di leonard cohen che si sente non si trova lì per caso come un gingillo sonoro.


Chiudo con la benedizione di Clint, dal suo BRONCO BILLY, la più bella preghiera che abbia mai sentito prima di cominciare a mangiare.

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