Borbotto peggio di un vecchio – Brivido nella notte/Intermission

Torno lamentandomi, purtroppo è un classico per i miei post.
Ci sono molte cose che mi danno fastidio riguardo al cibo.
Di una ne ho già parlato anche in precedenza: i nomignoli, diminutivi, smancerie stucchevoli nel descrivere gli alimenti, modi di dire, mode di dire, lemmi italiani dal suono irritante, poi gli inglesismi.
In questa scena da BRIVIDO NELLA NOTTE di Clint Eastwood c’è lei, che oltretutto arriva a sorpresa, tutta “giuliva e carica di provviste” che parte giudicando il frigo di Clint, poi lo inquadra come tipo da bistecche e patate, e già qui sarebbe da sbattere fuori di casa, ma poi osa anche proferire tali parole: “cenetta coi fiocchi” e “assaggino”.

Su questo aspetto in molti casi comunque riesco a soprassedere, alcuni termini ogni tanto li usano anche persone che stimo e di cui mi fido a livello enogastronomico, e comprendo che in certi casi sia difficile spiegarsi facendo a meno di certe espressioni.

Una cosa che invece non riesco a capire, e biasimo e detesto fortemente, è la reticenza nel condividere le proprie ricette, la gelosia dei propri saperi e delle proprie invenzioni, fino al punto da volerle negare alla conoscenza di altri.
Nella rete dei blogger di cibo questo è praticamente inesistente: tutti condividono, spiegano, donano a chiunque. Ma nella vita vera invece mi capita, e non così di rado, di imbattermi in persone che mi negano una loro ricetta, che alla mia richiesta rispondono “non te la do, è un segreto, è mia”.
Ogni volta non riesco a crederci, e mi inalbero anche, per la pochezza di un pensiero del genere, di una visione della cultura così svilente, di una mentalità così piccola e ignorante.
Non voglio essere offensiva, ma non riesco a difendere questo atteggiamento.
Posso anche capire l’omettere un trucco o un ingrediente speciale, ma negare la ricetta intera no.
Tanto nessuno saprà mai rifare allo stesso modo quello che fa un’altra persona, la mano nell’esecuzione è almeno metà dell’opera.
Se tutti pensassero come loro sarebbe un mondo orribile, un mondo con tutti gli spartiti di musica bruciati, un mondo senza libri, senza riviste, dove ognuno cucina solo quello che sa cucinare di suo, e basta. Ma poi grazie a chi? E il fuoco grazie a chi? E gli elettrodomestici grazie a chi? E gli ingredienti grazie a chi? Niente grazie alla loro saccoccia smunta, ridicola e pateticamente difesa, ma a tutto quello che è stato condiviso e tramandato nella storia.
Da questa scena da INTERMISSION di John Crowley, c’è la condivisione dell’aggiunta al caffè (o è tè? mannaggia anche a loro che non lo rendono esplicito) di una salsa piccante, che evidentemente è una gran bella scoperta per chiunque. Io di mio posso donare all’umanità la verità che il Mars intinto nella maionese spacca il culo. Anche lo strolghino sulle fette biscottate. E che dei pesci, alla griglia, al cartoccio ecc, sono ottimi gli occhi.

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